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Solo Bhutan: Paro - Taktshang - Haa - Thimphu - Punakha - Wangdiphodrang - Tango - Thimphu - Paro - viaggio nello scenario della Grande Himalaya, esplorando l'isolato Regno del Bhutan con i suoi monasteri e la sua gente.
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Il primo regalo del Bhutan è l’aria: fresca e pulita, appena si scende dall’aereo a Paro. All’arrivo in aeroporto vi accoglie il nostro referente locale e vi accompagna in hotel. Dopo il tè, partenza per le rovine del Drukgyal Dzong, costruito nel 1647 da Shabdrung Ngawang Namgyal, il padre del Bhutan unificato. Un incendio lo distrusse e le rovine sono state lasciate così come sono, a ricordo delle vittorie per cui era stato eretto. Si cammina lungo le mura e, nelle giornate limpide, si vede il monte Jhomolhari (7.314 m).
Sulla via del ritorno visita al Kichu Lhakhang, costruito nel 659 d.C. dal re tibetano Songtsen Gampo: è uno dei 108 monasteri che, secondo la tradizione, il re fece erigere in tutta la regione himalayana per sottomettere la demonessa che vi giaceva distesa. Gli altri si trovano nei paesi vicini. Cena e pernottamento in hotel a Paro.
Dopo colazione, venti minuti di auto fino a Satsam Chorten. Da lì parte il sentiero per il Taktshang, il Nido della Tigre: è ben tenuto ma in salita, e servono dalle tre alle quattro ore a passo normale. Si sale in una bella foresta di pini, molti coperti di muschio, fra gruppi di bandiere di preghiera. Sosta con rinfresco alla caffetteria del Taktshang.
Il tempio principale fu costruito nel 1684 attorno alla grotta di meditazione di Guru Rinpoche, e resta aggrappato a una parete di roccia che precipita per novecento metri sulla valle. La leggenda racconta che Padmasambhava, il mistico tantrico che portò il buddhismo in Bhutan nel 747 d.C., vi arrivò in volo sul dorso di una tigre.
Dopo pranzo, visita al Rinpung Dzong, la “fortezza del mucchio di gioielli”, costruita nel 1646 da Shabdrung Ngawang Namgyal sulla collina sopra il paese. Vi si accede da un ponte coperto tradizionale, il Nemi Zam, e poi per un sentiero lastricato che corre lungo le mura esterne. Nel cortile e sul prato soprastante si tiene ogni primavera il Paro Tshechu, il festival religioso della valle.
Si prosegue con il Ta Dzong, la torre di guardia costruita per proteggere il Rinpung Dzong: le torri di guardia sono sempre rotonde, per la funzione che avevano. Dal 1968 ospita il Museo Nazionale, con una raccolta di arte, reliquie, thangka, francobolli, monete e artigianato, e una piccola sezione di storia naturale. Serata libera. Cena e pernottamento in hotel a Paro.
Partenza di buon’ora verso la valle di Haa, attraverso il passo di Chele-la. Dopo quattro chilometri, al villaggio di Bondey, si lascia la strada principale e si comincia a salire: quarantacinque chilometri fra pini azzurri e rododendri fino al passo (3.810 m). Con il cielo sereno si vedono i monti Chomolhari e Jichu Drake, e vale la pena fermarsi qualche minuto.
Si scende poi per altri ventidue chilometri fino a Haa (2.670 m), circa un’ora di strada. Pranzo al sacco vicino al fiume, accanto al nuovo Haa Dzong, e visita ai due monasteri più noti: il Lhakhang Karpo (tempio bianco) e il Lhakhang Nagpo (tempio nero), il cui santuario centrale è quasi identico a quello del tempio Jokhang di Lhasa.
Si racconta che alla costruzione del tempio bianco abbiano partecipato le divinità locali: da qui il nome Hay, cioè sorpresa, diventato poi Haa. Le tre montagne che chiudono la valle sono oggi chiamate RigSum Gonpa e rappresentano Jambayang, Chana Dorji e Chenrezig.
Nel tardo pomeriggio si parte per Thimphu, 109 chilometri lungo la strada bassa che segue il fiume, passando davanti a due dzong, a Betikha e a Dobji. Arrivo in serata. Cena e pernottamento in hotel a Thimphu.
Thimphu è la capitale e il centro del governo, della religione e del commercio: una città viva, dove tradizione e modernità convivono, e dove anche gli edifici nuovi seguono lo stile architettonico nazionale.
Dopo colazione, visita al National Memorial Chorten. L’idea era del terzo re, Jigme Dorji Wangchuck, che voleva un monumento alla pace, ma non riuscì a realizzarlo in vita; dopo la sua morte, nel 1972, la famiglia reale e il governo lo fecero costruire in sua memoria. Fu consacrato il 28 luglio 1974, e le pitture murali e le statue all’interno raccontano bene la filosofia buddhista.
Si prosegue con il monastero di Changangkha e con il Tashichho Dzong, “la fortezza della religione gloriosa”, eretto nel 1641 e ricostruito negli anni Sessanta: ospita alcuni ministeri, il segretariato del Re e il corpo monastico centrale.
Visita poi alla Biblioteca Nazionale, nata alla fine degli anni Sessanta per conservare i testi che fanno parte del patrimonio culturale del paese: la raccolta principale è di letteratura buddhista stampata a blocchi di legno, alcune opere vecchie di secoli.
Ultima tappa l’Istituto Zorig Chusum, conosciuto come la scuola di pittura, dove un corso di sei anni insegna le tredici arti tradizionali del Bhutan: si possono vedere gli studenti al lavoro. Cena e pernottamento in hotel a Thimphu.
Dopo colazione partenza per Punakha, settanta chilometri, con sosta al passo di Dochu-la (3.088 m) dopo circa quarantacinque minuti: con il cielo limpido si apre la vista sulle catene dell’Himalaya orientale.
Si scende poi a Punakha (1.300 m), capitale del Bhutan fino al 1955 e ancora oggi residenza invernale del Je Khenpo, il capo abate. Il clima è mite e i due fiumi, il Pho Chu (maschio) e il Mo Chu (femmina), ne fanno la valle più fertile del paese.
Visita al Punakha Dzong, costruito nel 1637 da Shabdrung Ngawang Namgyal proprio alla confluenza dei due fiumi, come centro religioso e amministrativo della regione. Quattro incendi e un terremoto lo hanno danneggiato nei secoli, ed è stato restaurato riportandolo allo splendore originario.
Si prosegue per Wangduephodrang, l’ultima cittadina prima del Bhutan centrale: un villaggio allungato sulla collina sopra la confluenza dei fiumi Punakha Chu e Tang Chu, noto per i lavori in bambù, le sculture in pietra e l’ardesia. Lungo la strada, sosta al Chimi Lhakhang, costruito nel XV secolo dal lama Drukpa Kuenley, il “divino folle”, conosciuto come il tempio della fertilità. Rientro a Punakha. Cena e pernottamento in hotel.
Dopo colazione rientro a Thimphu. Lungo la strada visita al Simtokha Dzong, costruito nel 1627 da Shabdrung Ngawang Namgyal su un crinale a otto chilometri dalla città, oggi sede dell’Istituto di Lingua e Cultura. La cosa più bella sono le oltre trecento formelle di ardesia scolpite dietro le ruote di preghiera, nel cortile. Sistemazione in hotel e pomeriggio libero. Cena e pernottamento a Thimphu.
Partenza verso l’estremità nord della valle di Thimphu per il monastero di Tango. La scuola monastica fu fondata nel XII secolo da Lama Gyalwa Lhanampa, mentre l’edificio attuale risale al XV secolo e si deve a Drukpa Kuenley. Tango è la residenza di un giovane lama reincarnato, riconosciuto come settima reincarnazione di Gyalse Tenzin Rabgye. Dopo una breve salita a piedi si visitano i templi e c’è tempo per parlare con i giovani monaci che studiano qui.
Pranzo sulle rive del fiume Thimphu. Nel pomeriggio si sale sul versante opposto della valle fino al Cheri Lhakhang, costruito nel 1620 da Shabdrung Ngawang Namgyal: all’interno un chorten d’argento custodisce le ceneri di suo padre. Rientro a Thimphu, con tempo libero nel tardo pomeriggio per l’artigianato o per una passeggiata in città. Cena e pernottamento in hotel a Thimphu.
Dopo colazione, trasferimento all’aeroporto di Paro per il volo di rientro.
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